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Il
nome deriva dalla dicitura con cui era menzionato
il luogo e vale a dire:
"Terra Lecti Prope
Manopellum". Il suo aspetto fortemente
allungato è la tipica caratteristica delle
invasioni longobarde, motivato dalla transumanza
verticale dai monti ai piani sottostanti.
Indizio del consolidarsi dei popolamenti longobardi
sulle prime propaggini della Majella, tra cui
anche Lettomanoppello, può essere anche
la presenza di luoghi di culto dedicati a Sant'Angelo,
particolarmente venerato dal popolo germanico,
presso la Grotta Sant'Angelo.
Il paese d'origine medievale, sorto nei tenimenti
di San Clemente a Casauria come Castello. Nel
1279 fu feudo di Abaminte di Letto. Nel 1338 fu
feudo della famiglia Orsini, conti di Manoppello.
Nel 1405 gli Orsini perdevano Lettomanoppello
ed altri paesi limitrofi. Nel 1669 ne possedevano
la Portolonia Pietro Santo Profenda.
La terra è segnata feudo di Giovanbattista
Domini Profeta Valignano, in parte di Matteo e
Giulio Cesare Valignani.
LA PIETRA
I “campi terrazzati”, i “
Tholos” in
pietra a secco, i luoghi di culto rupestri sono
le testimonianze delle antiche origini di questo
paese.
Il paese di Lettomanoppello è noto come
il “Paese degli
scalpellini”, tra il 1800 e 1900
fu definito dai paesi limitrofi “Piccola
Carrara”. L’importanza di questa
località è legata strettamente alla
lavorazione della pietra
bianca e nera della Majella, destinata
all’edilizia decorativa e all’arredamento,
che in questi luoghi si presenta come elemento
costruttivo molto usato e quindi fortemente caratterizzante.
Buona parte del paese era impegnato alle miniere
d’asfalto, situate come le cave di pietra,
nel proprio territorio.
Le donne erano impegnate, come riferiscono le
nonne, a trasportare sul capo canestre di pietra
semilavorate dalla montagna ai diversi laboratori
del paese.
Nel 1933, per incentivare
quest’attività fu costruita, con
l’aiuto del governo, una strada, affinché
fosse facilitato il trasporto dei blocchi di pietra.
In questo periodo fiorente, gli scalpellini, lavoravano
nei diversi paesi dell’Abruzzo, costruendo
e restaurando palazzi, monumenti e Chiese.
Tra i principali lavori:
Castello di Celano, Santa Maria d’Arabona,
San Clemente a Casauria Tocco Casauria, Collemaggio
L’Aquila, San Liberatore a Majella Serramonacesca,
Chiostro e facciata Cattedrale di Atri, Palazzo
storico di Tagliacozzo, Palazzo storico di Pescocostanzo,
Castello di Capestrano, Castello di Bussi, Villa
Clerici Pescara, Portale e rosone del Volto Santo
Manoppello, Grand Hotel Pescara, Chiesa di San
Francesco Atri, Fontana 99 cannelle L’Aquila,
Castello di Perano.
Intorno all’anno 1000,
nella zona compresa tra Serramonacesca e Tocco
Casauria si stabilirono i benedettini.
Probabilmente per la costruzione di queste grosse
Abbazie Benedettine giunsero esperti scultori
da altre regioni, come la Toscana e anche da paesi
d’oltralpe come quelli della scuola monastica
Cluniacense.
Queste permanenze francesi, in particolare, hanno
lasciato significative tracce nella lingua di
Lettomanoppello dove si rilevano ancora oggi radici
e cadenze di origine francese.
Dopo la seconda guerra mondiale a causa dell’interruzione
di tutte le costruzioni e dei restauri, pochi
artigiani continuarono a lavorare la pietra; la
crisi economica interessò tutta l’Italia
e molti lavoratori, tra i quali molti lettesi
che furono costretti ad emigrare in Belgio dove
trovarono lavoro nelle miniere. Nel 1956,
a Marcinelle (Belgio) in un tragico incidente
nelle miniere, trovarono la morte 39 operai italiani
provenienti da Manoppello e Lettomanoppello. In
seguito, ridotti a pochi elementi, gli artigiani
scalpellini, riuscirono a mantenere viva la tradizione
di questo mestiere e a tramandare i segreti fino
ad oggi.
Negli ultimi anni
con la ripresa delle attività legate al
recupero edilizio, ai restauri di centri storici
e ai lavori di decorazione artistica, gli scalpellini
che operano ancora, si trovano spesso impossibilitati
ad esaurire tutte le richieste.Lungo la strada
che va verso Passolanciano s’intravedono
sparsi nel territorio i vari luoghi d’escavazione
sono delle piccole cave, per la maggioranza chiuse
e abbandonate. L’unica grande cava aperta
è situata alla Pirella.
Oggi, sono gli
stessi scalpellini a cavarsi il materiale necessario.
Durante la visita nel paese si possono ammirare
la raffinatezza dei portali, degli stipiti, delle
chiavi di volta, delle mensole delle decorazioni
sulla facciata del Municipio. Ultimamente una
parte del centro è stato ripavimentato
con la pietra scura locale, prova del ritorno
all’uso di materiali tradizionali.
Ogni anno qui si promuovono e organizzano attività
culturali inerenti l’uso artigianale della
pietra della Majella, tra cui la manifestazione
che si svolge ogni fine estate denominata “Dieci
giornate in pietra" nel Parco della
Majella a Lettomanoppello” dove incontri
internazionali sulla pietra locale, con esposizioni
con laboratori all’aperto e con dibattiti
si è voluto divulgare l’importanza
vitale dell’eredità degli antichi
mestieri artigianali che da quasi 2000 anni ruotano
attorno ad un bene prezioso donatici dalla montagna.
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